Cosa ha da Dire la Scienza sul Nostro Orientamento Politico?

Nota: questo saggio-breve è ispirato all’interpretazione della teoria dei Big 5 da parte del professore Jordan B. Peterson.

Chiunque abbia mai avuto una discussione di natura politica ha senza alcun dubbio notato le notevoli divergenze tra coloro che si descrivono di destra e coloro che si descrivono di sinistra. Nel loro temperamento, nell’espressione dei valori, o nel scegliere quali ruoli le nostre società dovrebbero fungere, se c’è una cosa che possiamo tutti andare d’accordo è che le differenze esistono e si notano facilmente. Se assistendo a un dibattito si percepisce una nota di orgoglio nel parlare della nazione, mentre il ruolo dello Stato viene ridotto a un ente responsabile di mantenere ordine, provvedere sicurezza, e proteggere cultura e tradizioni, si ha con molte probabilità ascoltando un individuo di orientamento conservatore. Se invece si nota riluttanza anche solo all’idea di menzionare la nazione stessa, in favore dello Stato come mezzo per combattere la discriminazione e assicurare un trattamento equo, è probabilmente perché è giunto il turno dell’opposizione.

Ma nonostante il ruolo del governo e l’opinione sullo Stato sembrano spesso essere le uniche soggette alla discussione, non sono di certo la fonte primaria delle nostre divergenze. Le nostre convinzioni non derivano principalmente dalle nostre razionalizzazioni, ma bensì dall’approccio inconscio che gioca un ruolo nel concettualizzare la realtà che ci circonda. Lo spettro politico è infatti condizionato dalla nostra capacità di controllare i nostri pensieri tanto quanto dalla nostra incapacità. Malgrado al giorno d’oggi anche solo la più piccola delle divergenze dalla nostra viene categorizzata come segno d’immoralità, non è necessariamente la nostra superiorità o inferiorità morale che ci porta ad avere opinioni diverse (anche se ciò viene legittimamente frequentemente messo in discussione). Esistono altri fattori in gioco. Fattori oltre il nostro controllo.

I progressi della scienza hanno portato alla conclusione che le nostre predisposizioni biologiche influenzano le nostre opinioni politiche tanto quanto una vita trascorsa in biblioteca. In altre parole, non siamo necessariamente in disaccordo su questa o quell’altra legge per via di una questione etica, morale, o filosofica, ma anche per via di come siamo venuti al mondo. Ma prima d’immergerci negli ultimi studi emersi per scoprire cosa hanno da dirci a riguardo, giusto delineare brevemente le fondamenta per la moralità alle basi dei due principali orientamenti sullo spettro sociopolitico.

Conservatorismo e liberalismo: 

L’approccio più comune alla politica da parte di un conservatore tende a essere uno pragmatico. A differenza del tipico liberale, la destra è infatti più portata a prendere le difese d’idee che hanno già, in passato, prodotto risultati. Direttamente in contrasto all’idealismo tipico della sinistra, il conservatorismo vede la propria moralità spesso emergere dalla lealtà, l’autorità, e il concetto di purezza (o purità)—oltre che alla ‘correttezza’ e il ‘prendersi cura’. Queste cinque fondamenta-morali del conservatorismo danno vita alla narrativa orientata verso le responsabilità dei cittadini. Ad esempio, l’orgoglio verso la nazione che porta i conservatori a considerare la sovranità degli stati primaria rispetto alla cooperazione internazionale, nasce da basi per la moralità come lealtà e purezza (basta vedere l’avversità odierna nei confronti dell’Unione Europea dei vari movimenti conservatori). Il rispetto per l’autorità e l’inclinazione a riconoscere—o in alcuni casi stressare—la necessità delle gerarchie, è quasi palpabile se si presta attenzione a un conservatore. Scettica nei confronti d’iniziative governative come il welfare state, campione nel supportare valori tradizionali, e big-fan di rigorose restrizioni sull’immigrazione, a differenza della sinistra, la destra si distingue per la sua propensione a preferire l’ordine e le esistenti gerarchie.

Ma basi per la moralità quali lealtà, autorità e purezza, non godono di molto supporto tra i cugini di sinistra. A differenza delle cinque moral-foundations del conservatorismo, l’approccio idealista-liberale vede di fatto la sola ‘correttezza’ e ‘cura’ come basi per la moralità. Stando a ricerche effettuate dalla Heterodox Academy di Jonathan Haidt, la sinistra da vita alla propria narrativa escludendo le ulteriori tre basi tanto care ai conservatori. La cooperazione a livello internazionale tra i vari paesi nasce spesso infatti dal rifiuto di riconoscere la lealtà verso la propria nazione come una fondazione valida. Allo stesso tempo che il supporto per il multiculturalismo è influenzato da una completa indifferenza verso la nozione di ‘purezza’, e la preferenza di secolarizzare le nostre società deriva da una avversità nei confronti della validità delle esistenti autorità, la sinistra da vita alla sua ideologia basandosi quasi solamente su idee come ‘fairness’ & ‘care’ (prendersi cura delle persone). Da li deriva la spesso proclamata compassione nei confronti degli oppressi, o il desiderio di lottare per i diritti delle minoranze. È proprio quest’ultimo ciò che forse distingue di più un liberale da un conservatore; la sinistra liberale concentra i propri sforzi sui diritti, a differenza delle responsabilità.

Il ruolo della Natura:

Avere una società che varia sullo spettro politico, che ci piaccia o no, è semplicemente inevitabile. L’idea che gli essere umani vengono al mondo privi di un’indole—considerata per tanti secoli assiomatica da vari filosofi—è stata demolita dalla bruta forza empirica della scienza. La teoria della tabula rasa, che sostiene le nostre differenze non siano nient’altro che frutto della cultura e conseguenza della socializzazione, è stata più volte confutata. Veniamo a questo mondo predisposti verso alcune cose rispetto che ad altre. Nessun scienziato ‘worth his of her salt’ lo metterebbe in discussione. Dedurre quindi che queste predisposizioni giochino un fattore determinante sull’aspetto psicologico, segue logicamente.

La teoria dell’esistenza di tratti biologici geneticamente ereditabili che determinano come ci comportiamo, pensiamo, e perfino percepiamo il mondo, una volta ragionatosi sopra non è affatto sconvolgente. Se la biologia ci influenza a livello fisiologico, perché non può influenzare anche quello psicologico? D’altronde, pensandoci onestamente, quali sono le probabilità? Che attraverso tutti questi secoli non siamo ancora riusciti a metterci d’accordo su una singola disputa per via della nostra originalità intellettuale? O semplicemente per via delle nostre caratteristiche immutabili? È osservando le ricerche sul carattere effettuate dalla psicobiologia che scopriamo che, quando arriva il momento, più che il partito politico di preferenza, sembriamo proprio votare il nostro carattere.

I Big Five:

La psicologia è una scienza relativamente nuova. Dall’ormai famigerata replication crisis di dieci anni fa, ogni ‘studio’ che emerge suscita una comprensibile dose di scetticismo. Ma se c’è ne uno che si è salvato, o ancor meglio come dicono negli US, stood the test of time, è la teoria dei Big 5 personality traits. I tratti più solidi e affidabili a livello psicometrico sono indubbiamente quelli dei Big Five. Concettualizzati come delle sub-personalità—o ancor meglio come dei ‘personaggi interiori’—la teoria vede la realtà psicologica umana composta da cinque dimensioni. Estroversione, Instabilità Emotiva, Gradevolezza, Coscienziosità, e Apertura Mentale.

Mai notato il classico duo stereotipico presente a ogni party? Lui che sembra rigenerarsi interazione sociale dopo interazione sociale, e l’altro nell’angolo con lo stesso bicchiere in mano da 2 ore e una faccia con scritto sopra, ‘andiamo’? La dimensione dell’Estroversione è forse la più conosciuta di tutte. Inclinata verso l’entusiasmo, l’assertività e la sociabilità, la persona estroversa è (anche se discutibile) la più ‘fortunata’ alla lotteria dei tratti psicologici. La dimensione dell’estroversione è quella che contiene di fatto quasi tutte le emozioni ‘positive’. Un individuo estroverso è molto portato a interagire in situazioni sociali e a sentirsi energizzato come conseguenza. A differenza sua invece, le emozioni di una persona introversa possono spesso prendere la forma di ansia, solitudine, e in alcuni casi depressione.

Presente invece quello che alla festa preferiscono tutti evitare? He’s always like, so negative! La dimensione dell’Instabilità Emotiva può essere vista in opposizione a quella dell’estroversione. Conosciuta anche come nevrosi, vede la persona spesso soggetta a emozioni quali preoccupazione, paura, rabbia, frustrazione e colpevolezza generale (per non parlare ovviamente di lei, la depressione). A differenza di quella con un alto indice di estroversione, la persona emotivamente instabile (come il nome suggerisce) è associata con le emozioni che tutti noi descriverebbero come ‘negative’. Malgrado ciò, la sua alta inclinazione a preoccuparsi costantemente la porta a essere in grado prevedere ‘trappole’ future. Ma, francamente, se c’è una dimensione che possiamo decretare come la perdente alla lotteria, è proprio lei.

Chiamata Gradevolezza, la terza dimensione consiste principalmente nell’aspetto ‘piacevole’ dell’essere umano. Gentile, disponibile, e così tanto carina che sembrerebbe non esista battuta al mondo che la possa far arrabbiare? Presente? Conosciuta anche come ‘amicalità’ o ‘piacevolezza’, è associata con l’aspetto ‘materno’ di una persona. Le persone gradevoli—spesso a scapito dei propri—sono sempre pronte a prendere in considerazione i sentimenti e i bisogni altrui. Nonostante però all’apparenza nient’altro che una dimensione benevola, un eccesso può comunque comportare effetti negativi. Le persone altamente compassionevoli, ad esempio, data la loro incapacità di far valere la propria volontà, tendono ad avere un elevato rischio di nutrire sentimenti quali rancore, amarezza, e risentimento generale. Dopotutto, compassione e gentilezza sono sì virtù, ma ogni virtù utilizzata in eccesso diventa un vizio.

Dopo estroversione, nevrosi e gradevolezza, arriviamo alle due dimensioni che ci interessano di più. 1) Coscienziosità. 2) Apertura Mentale. La prima, meglio concettualizzata come l’abilità di mantenere un contratto con se stessi, consiste nell’aspetto umano orientato verso l’integrità, la regolarità e l’operosità. Individui coscienziosi sono ordinati, disciplinati, diligenti, e trovano estremo piacere nella produttività (che in casi estremi può diventare un vero e proprio bisogno). In altre parole, la persona coscienziosa è quella ancora chiusa in ufficio mentre tutti gli altri sono già alla festa. Molto portate ad attenersi alle regole e a implementare algoritmi in strutture prestabilite, conscientious people tendono a essere ottime candidate per posizioni manageriali o amministrative. Il loro aspetto rigoroso li porta a pensare ‘strutturalmente’, piuttosto che creativamente. Possono quindi risultare inutili in situazioni dove è necessario pensare ‘fuori dagli schemi’. La capacità di pensare originalmente non è esattamente l’aspetto che tende ad accompagnare la coscienziosità. Thinking outside the box non è molto comune tra dottori, avvocati, notai o contabili… Ma lo è sì tra artisti, imprenditori, scrittori, architetti…

L’Apertura Mentale, ovvero l’ultima delle cinque dimensioni, è costituita da l’interesse nel confronto dell’arte, l’estetica, e le idee in generale. Esempio: mentre un coscienzioso può essere tanto intellettualmente orientato quanto una persona aperta, il primo ha più probabilità a essere interessato a discipline strutturali come la biologia o la giurisprudenza, mentre il secondo ad altre più ‘open’ come l’arte o la filosofia. A sua volta, se sono entrambi interessati alla filosofia, il primo tende a leggere saggi filosofici, mentre il secondo romanzi…—e cosi via. Creative people non sono molto ordinate, disciplinate, o diligenti. L’aspetto rigoroso della persona coscienziosa richiede infatti una propensione alla strutturalità che manca a quella aperta. Ben portate per attività come l’imprenditoria o una qualsiasi disciplina artistica, open-minded-people sono propense ad affrontare le situazioni che gli si presentano con originalità. Non molto inclinate a seguire le regole, risultano però a loro volta ottime candidate per generare soluzioni in situazioni dove è necessario fuggire dal convenzionale.

Malgrado un’ulteriore studio (che per ora andrò ad ignorare) indica un’alta correlazione tra l’aspetto compassionevole della gradevolezza e la propensione al politicamente corretto, la connessione tra l’orientamento politico degli individui testati e le prime tre dimensioni risulta ambiguo. Sono la Coscienziosità e l’Apertura Mentale le due dimensioni che giocano un ruolo determinante nel prevedere il nostro orientamento. Oltre che avere alte probabilità di contribuire al successo economico nell’Ovest (insieme all’IQ), la dimensione della coscienziosità è quella con più chance di prevedere l’orientamento conservatore. Siete risultati in test di personalità su scala Big Five alti in coscienziosità e bassi in apertura mentale? Siete probabilmente conservatori. Alti invece in apertura mentale e bassi in coscienziosità? You’re probably a liberal. Le probabilità di approcciare la politica da una prospettiva liberale aumentano esponenzialmente se si risulta alti in apertura mentale e bassi in coscienziosità. E viceversa.

Per capire perché quest’ultime giocano un ruolo principale è necessario osservare da più vicino le divergenze più comuni tra i nostri dibattiti, e notare che alle basi dei nostri argomenti a favore di una legge o a favore di quell’altra, giace una idea in particolare. Una che domina ogni aspetto della nostra politica.

Divergenze simboliche:

Basta una breve occhiata alla superficie dei nostri dibattiti e ai tratti psicologici della coscienziosità e l’apertura mentale per notare un fattore in comune nascosto dietro ogni discussione. Che sia il dibattito eterno sull’immigrazione, o quello odierno sulla famiglia tradizionale, si fa presto a capire perché la coscienziosità e l’apertura mentale giochino un ruolo primario nel determinare il nostro orientamento. A livello simbolico, dietro ognuno di loro risiede un antico dilemma. Al termine di ogni conversazione, discussione, o problema posto dal contesto sociopolitico, la domanda sottostante sembra essere sempre la stessa: Quanto aperti vs. chiusi dovrebbero essere i confini?

A prescindere che si parli di confini tra città, stati, etnicità, idee, tradizioni, sessi, o persino identità, una sola certezza emerge. Ai conservatori piace mantenere i confini ‘ben solidi’, e ai liberali no. Il tipico conservatore teme il caos che potrebbe risultare dall’alterazione della propria cultura, delle tradizioni, dei costumi principali. I loro oppositori di sinistra invece, all’idea di abbattere frontiere tradizionali, e a lasciare le cose ‘out of the box’, sono costantemente elettrizzati. L’aspetto dogmatico e tirannico che cose come la fede e le tradizioni possono occasionalmente avere è ciò che preoccupa il liberale più che il conservatore. Laddove il rischio di dispensare delle stesse è ciò che porta la destra a essere ostile a ogni tentativo di sbarazzarsene. E pensando alle caratteristiche principali della coscienziosità, quali ordine, rigorosità, e diligenza, non c’è da sorprendersi se una persona coscienziosa risulta essere conservatrice.

Professioni come il notaio, l’avvocato, il soldato, il contabile, l’uomo d’affari, hanno tutte una cosa in comune. Oltre a richiedere un certo livello di coscienziosità, sono altamente compatibili con i principali pillari della filosofia conservatrice. Non assumeresti un notaio creativo, vero? La necessità d’implementare algoritmi, rispettare le già esistenti autorità, e giocare secondo le regole in generale, sono fondamentali per un avvocato tanto quanto per il classico conservatore. Il suo rispetto per la legge o l’autorità del giudice, o quello di un soldato nei confronti dei loro superiori e delle tradizioni, sono dirette conseguenze di aspetti come la regolarità, la diligenza, e l’operosità, caratteristici delle persone coscienziose. Basi conservatrici della moralità come la lealtà e l’autorità, non possono quindi fare a meno di essere altamente seducenti per persone coscienziose.

E così come l’avvocato ha alte probabilità di essere conservatore, è ugualmente naturale pensare che un’artista, un romanziere, o un ‘pensatore’, sia di conseguenza più simpatetico nei confronti di cause liberali. A differenza dell’approccio strutturale coscienzioso, il loro desiderio di abbattere frontiere ove possibile porta le persone creative a lottare per il ‘cambiamento’ e il ‘progresso’. Da li—ad esempio—deriva la loro opposizione nei confronti di leggi contro l’immigrazione, o dell’esistenza di due sessi e due sessi soltanto (o generi). I confini posti dai conservatori intorno a concetti come i sessi, o la nazione, non vengono facilmente digeriti dal tipico liberale. La lotta eterna da parte della sinistra contro tradizioni, costumi, e lo status quo in generale (anche se quest’ultimo non necessariamente), è dunque in parte una diretta conseguenza della correlazione tra la filosofia liberale e l’apertura mentale (in inglese meglio conosciuta come ‘Openness to Experience’, apertura all’esperienza).

In conclusione, come probabilmente avreste già dedotto se avete avuto la tenacità di arrivare in fondo a questa analisi, in ogni determinato contesto sociopolitico l’approccio conservatore è tanto necessario quanto quello liberale. I diritti non sono solo importanti tanto quanto le responsabilità, ma di fatto inseparabili l’uno dall’altro. Non abbiamo diritti se non siamo pronti a prenderci le responsabilità di garantirli. Se vogliamo capire quali delle due soluzioni è meglio adottare, meglio mantenere il dialogo tra la destra e la sinistra costantemente acceso. Perché mentre a tanti di noi piace mantenere le nostre amate presupposizioni ideologiche, l’ambiente e la realtà sotto di noi oscilla costantemente da una parte, e costantemente dall’altra. E come il common sense suggerisce, durante una tempesta, per rimanere a galla a volte è necessario sterzare a sinistra, e a volte è necessario sterzare a destra. Pensare che un determinato approccio debba essere perennemente canonico è da ingenui. Così come a volte è necessario pensare fuori dagli schemi, a volte è necessario implementarli. E se la scienza ci insegna qualcosa su questa disgraziata cosa che chiamiamo politica, è che se non riusciamo a metterci d’accordo, non è necessariamente colpa nostra.

di: Mark Granza


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