Delle Tarantole | Friedrich Nietzsche

Frierdrich Nietzsche, sugli egalitari
Estratto da: Cosi parlò Zarathustra
Capitolo: Delle Tarantole
Originalmente Pubblicato nel 1883

Ecco, questa è la caverna della tarantola! Vuoi proprio vederla? Qui pende la sua rete: toccala, perché vibri.
Eccola che giunge volonterosa: benvenuta tarantola! Nero porti sul dosso il triangolo, tuo simbolo; io so anche che cosa porti nell’anima.
La tua anima cova la vendetta: dove tu mordi si forma una cancrena nera; il tuo veleno fa che l’anima tua s’aggiri con la vendetta!
Così parlo per similitudine di voi, che fate girar le anime, di voi predicatori dell’uguaglianza! Voi siete simili alle tarantole, e v’arde un celato desiderio di vendetta!
Ma io voglio discoprire i vostri nascondigli: perciò vi lancio in volto il riso che viene dall’alto.
Io lacero dunque la vostra rete, affinché il vostro furore v’attiri fuori dalla vostra caverna di menzogne, e faccia sprizzar il vostro desiderio di vendetta fuor dalla vostra parola «giustizia».
Redimer l’uomo dalla vendetta: questo è per me il ponte che guida alla più sublime speranza e l’arcobaleno che brilla dopo lunghe tempeste.
Ma in altro modo l’intendono le tarantole. «Questo appunto è per noi giustizia: che il mondo sia pieno delle tempeste della nostra vendetta», così parlano esse.
«Vendetta noi vogliamo e obbrobrio per tutti coloro che non sono uguali a noi» — così giuran le tarantole nel loro cuore.
La volontà dell’uguaglianza — questo sia di qui innanzi sinonimo di virtù; contro tutto ciò, che è potente, noi vogliamo levare il nostro grido!
O voi predicatori dell’uguaglianza, la follia cesarea dell’impotenza è quella che in voi chiede «uguaglianza»: le vostre più occulte brame tiranniche si mascherano di parole virtuose!
Presunzione arcigna, invidia rattenuta, forse l’orgoglio e l’invidia dei vostri padri, in voi scoppiano come una fiamma, come una mania di vendetta.
Ciò che il padre tacque s’esprime nella parola del figlio; e bene spesso trovai essere il figlio il segreto rivelato del padre.
Essi rassomigliano agli entusiasti: ma non già il cuore ispira il loro entusiasmo, — bensì la vendetta. E quando divengono acuti e freddi, non lo spirito li rende tali, bensì l’invidia.
Questa sola li conduce anche sui sentieri dei pensatori; e l’indizio della loro invidia è ch’essi vanno sempre troppo lontano: così che quando sono stanchi devono gettarsi a giacere sulla neve. Da tutti i loro lamenti traspare la vendetta, da ogni lor lode il desiderio di recar dolore: ed esser giudici è per essi la maggiore delle felicità.
Ma questo io insegno a voi, o miei amici; diffidate di tutti coloro, nei quali è potente l’istinto del punire!
È gente di cattiva indole e di trista specie: ha nel volto immagine del carnefice e del segugio.
Diffidate di coloro che hanno sempre in bocca la giustizia. In verità, alle loro anime fa difetto non il miele soltanto!
E quando chiamano se stessi «buoni e i giusti» non dimenticate che per diventar Farise non manca loro che la potenza!
Miei fratelli, io non voglio essere confuso e scambiato con costoro.
V’hanno taluni che predicano la mia dottrina della vita, e si fanno insieme sostenitori dell’uguaglianza e delle tarantole.
Se essi vi parlano in favor della vita, e sono ciò non di meno rintanati nella loro caverna — quei ragni velenosi — appartati dalla vita, credetemi, essi con ciò vogliono recar dolore.
Essi vogliono recar dolore a quelli che sono ora potenti; giacché per costoro il sermone della morte trova la più opportuna applicazione.
Se la cosa fosse altrimenti, essi insegnerebbero altra cosa; in altri tempi costoro furono i peggiori calunniatori della vita e i bruciatori d’eretici.
Con tali predicatori dell’uguaglianza io non voglio essere confuso o scambiato.

Frierdrich Wilhelm Nietzsche


Vedi: Parte II


 

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