Delle Tarantole | Friedrich Nietzsche, Parte II

Friedrich Nietzsche, sugli egalitari, Parte II

“Poi che così parlò in me la giustizia: “Gli uomini non sono uguali”.
E nemmeno devono diventare tali! Che cosa sarebbe del mio amore pel superuomo, se io parlassi diversamente? Su mille ponti e sentieri essi devono lanciarsi verso l’avvenire, e sempre più ci dev’essere tra di loro guerra ed ineguaglianza: ciò m’insegna il mio grande amore!
Inventori di immagini e di spettri essi devono diventare nelle loro inimicizie, e con le loro immagini e i loro spettri debbono combattere tra di loro la più terribile battaglia!
Bene e male, e ricco e povero, e alto e basso, e tutti i valori, comunque si chiamino, devono essere armi e segnacoli sfolgoranti di questa verità: che la vita deve sempre oltrepassare se stessa.
In alto la vita lotta a comporsi un edifizio con pilastri e gradini: essa vuole spaziare per grandi distanze e goder di bellezze beate—per ciò essa ha bisogno d’elevarsi!
E perché ha bisogno dell’altezza, le son necessari i gradini, e le giova il contrasto tra i gradini e coloro che li salgono! La vita vuole salire, e, salendo e sorpassando se stessa, rigenerarsi.
E guardate un po’, miei amici! Qui, dove si trova la caverna della tarantola, s’ergono le rovine d’un antico tempio—guardate un po’ qui con occhi illuminati!
In verità, quegli che qui ordinò i suoi pensieri e li tese verso l’alto, conosceva il segreto della vita al pari dell’uomo più saggio!
Che anche nella bellezza sia lotta e ineguaglianza, e guerra per la potenza e per la superiorità: ecco ciò che egli c’insegna in una similitudine molto chiara.
Oh! come le volte e gli archi s’incurvano divinamente nella lotta a corpo a corpo: come combattono tra loro con luce e tenebre i divini lottatori!—Fate che anche i nostri nemici siano altrettanto belli e securi! Divinamente noi vogliamo lottare l’un contro l’altro!
Ahimè! Ecco che mi morse la tarantola, la mia antica nemica! Con sicurezza e bellezza divina essa mi morse nel dito!
“Il castigo e la giustizia devono essere—essa pensa—non impunemente egli qui potrà inneggiare all’inimicizia!”.
Sì, essa si è vendicata! E guai a me, se ora nella sua vendetta farà turbinare anche la mia anima!
Ma perché il vortice non mi avvolga, o miei amici, legatemi fortemente a questa colonna! Preferisco diventare uno stilita, anzi che il vortice della bramosia di vendetta.
In verità, Zarathustra non è un vento che gira vorticosamente; se bene è un danzatore, non danzerà mai la tarantella!”.
Così parlò Zarathustra.”

Estratto da: Cosi parlò Zarathustra
1883


Vedi: Parte I


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