La Politica Simbolica Dietro Joker

“Mi sembra che Joker abbia un impatto notevole non per la sua superba qualità, ma che sia una specie di test di Rohrshach per i nostri tempi.” Christian O’Brien

Dopo aver visto Joker per la prima volta ho passato la notte a pensarci sopra. Al di là dell’inquietante raffigurazione del deterioramento psicologico del personaggio principaleinterpretato dal talentuoso Joaquin Phoenixc’era qualcosa di strano nelle dinamiche in gioco, che non riuscivo proprio a inquadrare. Prima di fare alcuni esempi però, devo confessare di aver fatto esattamente ciò che criticherò in questo articolo. A parte venir condizionato dalle tante recensioniavendo seguito da vicino la tempesta mediatica che precedette l’uscitasono di fatto colpevole di aver analizzato il film con una lente d’ingrandimento politica, cercando le motivazioni ideologiche nascoste piuttosto che concentrarmi nel catturare l’essenza artistica.

A mia discolpa (come già menzionato sopra), ciò è dovuto principalmente all’inaudito clamore mediatico intorno al film negli US. Reduce dal premio Leone d’Oro alla 76 esima Mostra Cinematografica di Venezia—contrariamente alla risposta immediata di critica e industriauna serie di recensioni negative si sono scagliate contro il regista di Una notte da leoni. Da quelli che hanno esagerato la violenza, a quelli che hanno risentito una impeccabile performance di Pheonix, fino a quelli che ‘ingegnosamente’ hanno smascherato propaganda di destra, improvvisamente Joker era su tutte le notizie e sulla bocca di tutti (ma proprio tutti). Solite preoccupazioni su potenziali pericoli di copycat crimes ispirati alla pellicola (nonostante non esistono dati empirici che le giustifichino), sono state presto seguite da rumors paranoici di presunte minacce di mass-shootings alla proiezione della premiere.

Eppure, nonostante ciò che parecchi mainstream media americani stavano così disperatamente cercando di farci credere—alcuni dei quali addirittura fino al punto che sembravano tifare per il verificarsi di un’orribile crimine imitativo soltanto per poter fornire il classico ‘ve l’avevamo detto’—era chiaro fin dall’inizio che ciò che realmente ha scatenato l’improvviso cambio di opinione da parte della critica non era una preoccupazione sincera per la sicurezza dei cittadini, ma un tentativo di diffamare il regista Todd Phillips. Poco prima del rilascio internazionale, in un’intervista per Vanity Fair, Phillips hai infatti fatto dei commenti negativi sull’odierna cancel culture di sinistra nel settore dello spettacolo, incolpando il politicamente corretto e, letteralmente, il fenomeno di ‘wokeness’, per il suo improvviso cambio di stile (una persona ‘woke‘ è una super politicamente corretta, con tutte le opinioni ‘giuste’ che il dogma richiede).

Sono stati scritti articoli sul perché le commedie non funzionano più”, disse il direttore, “ve lo dico io il perché, perché tutti ‘sti cazzo di ragazzi divertenti son tipo, ‘fuck this shit‘, perché sai com’è, non vi vorrei offendere.” Come ci si sarebbe aspettato, la rabbia da parte dei progressisti è arrivata senza farsi attendere. Perché sappiamo tutti che sotto la nota ‘political umbrella’ dogmatica di Hollywood, “prova te a essere divertente con questa cultura Woke”, non è il tipo di affermazione che passa inosservata. Le prime risposte rabbiose mascherate da critiche provenienti dall’industria e l’establishment artistico sono apparse in una manciata di ore.

La più bizzarra (e ce ne sono state parecchie) è apparsa forse sulla CNN, che—puntualmente—non si è lasciata sfuggire l’opportunità di fare folli paragoni tra il protagonista Arthur Fleck e il Presidente Trump. Secondo Jeff Yang, Joker non esplora l’alienazione sociale, ne tanto meno l’angoscia esistenziale in un sistema rotto, ma è piuttosto: “un’insidiosa convalidazione del risentimento bianco-maschio che ha contribuito a portare al potere Donald Trump”. Chiunque abbia visto il film, sa benissimo quanto delirante sia. L’assurdità nell’analisi di Yang non può fare a meno di lasciare il lettore senza parole, considerato che il Joker, oltre a essere appunto di colore bianco, apparentemente etero, e di fatto uomo, non ha letteralmente niente in comune con l’ideologia repubblicana moderna, e ancor meno con Donald Trump stesso. L’unica connessione che si potrebbe evocare tra i giovani fan del film e il Presidente americano, sarebbe probabilmente il sentimento di alienazione sociale che può spingerli a votare contro lo stesso establishment che si oppone appunto a Trump. Ma anche quello, richede parecchia creatività.

È stato ciò, dunque? È stata la mancanza di significato nella vita di Joker e il suo bisogno di un senso di appartenenza in una sempre più alienante realtà che ha fatto sì che tutti quei recensori hanno visto narrative di destra? No, niente di tutto ciò. È solo grazie al nauseante dogma dell’intersezionalità che il fiasco mediatico inizia ad avere senso. Sappiamo benissimo che il semplice atto di ritrarre un maschio bianco sofferente (di una qualsiasi cosa che merita attenzione) può essere sufficiente per venire chiamati dei neo-nazi tra circoli progressisti. No diversity there. Una persona non deve esprimere preoccupazione nei confronti dell’immigrazione, mostrare alcun segno di patriottismo, vantarsi della propria ricchezza, fare un piccolo commento sessista, né comportarsi in qualsiasi altra maniera che possa essere ragionevolmente attribuita a un fan di Trump o al Presidente stesso, per essere accusato di essere sotto il suo medesimo incantesimo ideologico. Dopotutto, avere alcune delle stesse caratteristiche di gruppo del presidente eletto, come il suo orientamento sessuale o il colore della pelle, è—per qualcuno come Yang—sufficiente per convalidare accuse di ‘collusion’. Come può un uomo-bianco-etero essere una vittima della società con tutti quei privilegi intrinseci?

In una recensione pubblicata sul Guardian, Peter Bradshaw, analizzando le motivazioni del Joker dietro i suoi primi atti violenti perpetrati contro tre ‘Wall-Street types’ (come Joker li chiama), illustra ulteriormente parte dello stesso problema. Sottolineando la mancanza di allegorie razziali nell’atto, Bredshaw descrive come ha perso interesse nel film dopo aver notato che: “Phillips rende prudentemente la scena un attacco non razzista”. Più che una critica onesta, la sua osservazione sa molto da delusione per non aver visto le sue preferenze ideologiche convalidate dalla trama. Se a venir uccisi, invece di tre uomini bianchi benestanti era un gruppo di ragazzi di origini ispaniche come quelli che attaccano Arthur senza motivo nella prima scena (o qualsiasi altra minoranza se è per quello), possiamo star certi che la sua recensione era molto più favorevole.

Eppure, tornando a casa dal cinema nulla di tutto ciò mi era ancora molto chiaro. L’eccessivo clima politico attorno al film non aveva ancora molto senso. Sdraiato sul letto, in attesa di addormentarmi, rimanevano ancora molti punti interrogativi appesi. Come mai tutti questi giornalisti di sinistra erano così ansiosi nel criticare il film? Perché non cogliere semplicemente l’occasione per abbracciare la sua rappresentazione chiaramente negativa del dinamismo capitalista, per esempio? Non te lo aspetteresti dalla CNN … Ma voglio dire, almeno da un outlet come Vox! (che ha preferito chiamarlo: “neanche lontanamente tanto tagliente quanto pensa”). E la critica della disparità economica? Domande come quelle hanno continuato a darmi fastidio per quasi tutta la notte e gran parte del giorno seguente. È stato solo imbattendomi in una recensione-video su YouTube a fine giornata che sono riuscito a capire cosa mi mancava. Come l’host del Symbolic World Podcast Jonathan Pageau spiega, l’atto di tentare di individuare una narrativa politica moderna coerente e unilaterale sulla trama, era ciò che mi impediva di percepire il film nella sua piena complessità. Nel video intitolato ‘Come Joker distrugge le nostre narrative politiche’, Pageau spiega come il film smette di avere senso se si tenta di esaminarlo con una lente politica ‘moderna’. Ogni volta che si tenta di applicare uno dei contesti unilaterali a cui siamo tutti abituati oggigiorno, Joker lo contraddice con una scena precedente o successiva.

Prendiamo la pistola utilizzata da Arthur Fleck per commettere i suoi primi omicidi. L’arma gli viene donata da un uomo alto, bianco, e sovrappeso. Un personaggio dall’aspetto prepotente che si adatta perfettamente alla fantasia di sinistra dello stereotipico portatore d’armi statunitense. A questo punto, anche il più rilassato tra i progressisti ha probabilmente pensato che la trama era (in un senso perverso dell’espressione) dalla sua parte. Ma quelle percezioni vengono sfidate non appena il Joker usa la pistola non solo in autodifesa, ma anche (come già detto) contro altri tre degli stereotipici ‘cattivi’ preferiti dalla sinistra moderna. Personaggi da ‘Wall-Street’, o (come gli descrive Pageau) ‘Covington kids types‘ (il tutto ulteriormente peggiorato dal fatto che stavano pure molestando una donna seduta sul treno). La mancanza di cattive intenzioni da parte del Joker quindi—combinato con il fatto che non ci sono state motivazioni razziali, omofobe, o sessiste nelle sue azioni—contraddice pesantemente l’idea che i portatori d’armi hanno un’alta probabilità di essere coloro che perpetuano crimini d’odio, e che raramente hanno bisogno di difendersi. Un progressista di sinistra avrebbe preferito vedere Joker unirsi ai tre ragazzi bianchi nel molestare la donna, confermando la nozione che i gun owners sono bulli misogini, piuttosto che vittime bisognosi di un’arma per difendersi (mentre, allo stesso tempo, un conservatore avrebbe preferito non avere il proprietario d’armi stereotipato negativamente in primo luogo, né i tre ragazzi privilegiati essere la causa del problema).

Un altro esempio di narrativa politica ‘distrutta’, è meglio rappresentato dalla relazione tra il personaggio Thomas Wayne (il padre di Bruce) e la madre di Joker. Secondo la sua (di lei) versione della storia, siamo tutti portati a credere nella parte iniziale del film che l’esistenza travagliata di Joker è il risultato del fatto che fu sfruttata da Wayne molti anni prima, avendo avuto un bambino (Joker) da una relazione mantenuta segreta, solo per poi essere abbandonata a doverlo crescere per conto proprio. A questo punto della storia, uno non può fare a meno di provare empatia per la madre di Arthur, e incolpare un uomo bianco, ricco, antipatico e potente come Wayne per le tante miserie della famiglia Fleck (facendoci pensare che non solo è il vero cattivo, ma anche la causa della malattia mentale di Arthur e il suo futuro squilibrio). Ma la ‘cornice’ politicamente corretta viene ancora una volta smontata—questa volta in modo abbastanza palese—quando Joker scopre che sua madre soffre in realtà di delusioni, ha mentito sull’aver avuto una relazione con Wayne, e—tra tante altre cose—fu quella che permise l’abuso su di lui quando era soltanto un bambino. Ecco che la storia che sembra adattarsi al tipo di comportamento spesso condannato da femministe e allo stesso modo da progressisti—quella di un uomo bianco potente che sfrutta una donna innocente—si dissolve di nuovo nel nulla. Se si considera pure che l’interesse romantico di Joker è una donna di colore (esculdendo motivazioni razziste) e che il movimento ispirato ai suoi crimini è una rivolta contro la disparità economica (nessuna ‘avidità capitalista’), si inizia inevitabilmente a capire.

La genialità di Joker non si può trovare nel suo messaggio politico. L’arte vera raramente può esprimersi attraverso i mezzi del discorso politico. Eppure, personalmente, non posso fare a meno di pensare che parte delle motivazioni di Phillips nel scrivere la sceneggiatura erano anche quelle di prendere in giro la follia generale della cultura odierna. Il motivo per cui i ‘critici’ hanno perso la testa non è a causa del rivelarsi dei suoi molti messaggi politici, Joker arriva persino a specificare esplicitamente che non è politico, ma perché quelli che pensavano fossero rivelati erano smentiti in una o nell’altra scena. Come sottolinea Pageau, all’inizio del film quando la spazzatura in città si sta accumulando e il Joker mostra un cartello che dice, “Tutto deve andarsene“, la maggior parte delle persone al cinema hanno probabilmente pensato, o addirittura sperato, che, in un certo senso, erano loro quelli con il cartello in mano. Ma il resto della trama gioca pure con questa idea, confondendo chiunque abbia ingenuamente pensato che il super-criminale dei fumetti più famoso di tutti i tempi possa veramente essere dalla parte di qualcuno, e prende in giro la nozione che le motivazioni del Joker—un omicida nichilista malato di mente—potrebbero aver mai alcun senso.

“Vuole dirmi cosa ci trova di così divertente?” Chiede la psichiatra nell’ultima scena del film. “No, lei non la capirebbe”, risponde un Joker visibilmente divertito.

di: Mark Granza


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