Cosa la Polizia di Oxford ci dice sul Transgenderismo

Oxfordshire, UK. Dopo aver recentemente votato per vietare il gesto di applaudire durante eventi organizzati all’interno dell’Università, in favore delle cosiddette “silent jazz-hands” (jazz hands sono una forma silenziosa di applaudire originata in Gran Bretagna) per timore di innescare o ferire la sensibilità di coloro che soffrono di “sovraccarico sensoriale” o semplicemente ansia generale (sì, avete capito bene, non puoi più battere le mani all’Università di Oxford senza commettere un infrazione—però eh, guardate il lato positivo, potete agitare le mani in aria come, scusate il linguaggio, degli idioti); adesso, l’ala progressista (re-gressista in realtà) della famosa città universitaria sta attualmente coinvolgendo la polizia locale nel tentativo di affrontare una delle… “peggiori”, forme d’odio dei nostri tempi.

In una recente dichiarazione la Thames Valley Police, in seguito ad atti avvistati in città descritti come “inaccettabili”, ha emesso il seguente statement:

  • “La Thames Valley Police fa appello per i testimoni a seguito di numerosi reati pubblici ad Oxford.
    Gli ufficiali stanno indagando su un gran numero di adesivi offensivi che sono stati posizionati nel centro di Oxford e che contengono commenti transfobici.
    Si ritiene che abbiano iniziato ad apparire a marzo 2019 nell’area di High Street, Catte Street e Parks Road.
    L’agente investigativo PC Rebecca Nightingale, con sede presso la stazione di polizia di St Aldates, ha dichiarato: “Un comportamento del genere non è accettabile e prendiamo molto sul serio incidenti di questo tipo. Faccio appello a chiunque sia testimone di questi adesivi collocati in città o a chiunque disponga di informazioni che possano aiutare la nostra indagine a chiamare il numero di non emergenza 101, citando il riferimento 43190163238. In alternativa, puoi contattare l’ente di beneficenza indipendente dei Crimestoppers in forma 100% anonima al numero 0800 555 111.”

Quando un gruppo di giornalisti ha chiesto alle forze dell’ordine cosa ci fosse scritto sugli adesivi, un addetto stampa ha risposto: “il contenuto e l’aspetto degli adesivi non sono adatti per la condivisione”. Già, dopotutto, il tipo di odio che sto per rivelare, non è per i deboli di cuore.

Di che tipo di odio sto parlando? Di quel tipo di crimine che a quanto pare, noi, come adulti responsabili, non possiamo più trascurare. Non nelle nostre società politicamente corrette. Quello che non possiamo più rimanere ad osservare senza intervenire, senza alzare la nostra voce ed esprimere il nostro dissenso. Sto parlando del tipo di odio che per tanto, troppo tempo, ha dominato l’ignorante opinione pubblica, attraverso discipline oppressive (e insignificanti a questo punto) come la biologia, e intuizioni ingannevoli come il “buon senso”. Quello che deve essere a tutti i costi condannato, e ora, finalmente, non solo viene condannato, ma pure combattuto dalle forze dell’ordine nel nome del “progresso”. No, non sto parlando della guerra contro il terrorismo, ne tanto-meno della battaglia contro ideologie neo-naziste, comuniste, o contro il radical Islam. Signore & signori (e individui di genere non-binari) mi sto ovviamente riferendo all’atto peccaminoso di insinuare che gli uomini hanno il pene, e le donne no, o… “viceversa”.

Già, per le strade di Oxford stanno apparendo adesivi con quel livello di provocazione. Ma è ora di finirla, basta intolleranza “transfobica” da parte di individui di genere binari (quegli sciocchi tuttora convinti dell’antica nozione che la realtà biologica della specie umana può essere riassunta con l’esistenza della suddivisione cromosomica binaria tra uomini e donne). È ora di porre fine a tale menzogna, giusto? L’antico femminismo è ormai acqua passata. Se sei femminista old-school e non vai d’accordo vieni chiamata TERF (trans-exclusionary radical feminist). Il femminismo ispirato alla teoria queer della post-strutturalista americana Judith Butler è il presente e (per ora) l’unico futuro accettabile. Ci siamo, è ufficialmente arrivato il momento della quarta ondata del femminismo.

È ora di porre fine all’idea che l’essere donna (o l’essere uomini se è per quello) gode di un’essenza biologica. L’essere donna (mi riferisco alla vera e propria essenza) non è più una realtà biologica, esclusiva a coloro sottoposte all’intero “pacchetto” dell’esperienza femminile consegnatoli da Madre Natura, ma (a quanto pare) una libertà che dovrebbe essere concessa a chiunque, a prescindere dall’apparato riproduttivo che si trova tra le gambe della persona che desidera essere considerata tale. Fourth-Wave Feminism, Intersectional Feminism, e LGBTQAI+ ideology ci insegna che (perdonatemi la necessaria tecnicalità; P.S., la “+” sta per indicare coloro che non si sentono a proprio agio essere categorizzati e non si identifcano come… esseri umani?) se un uomo si sveglia e decide improvvisamente di cambiare “sesso” (genere in realtà, visto l’inseparabilità dei due e l’inesistenza dell’aspetto biologico), la sua scelta non solo va rispettata, comprensibilmente, ma riconosciuta come realtà oggettiva, in-comprensibilmente. Non solo la sua nuova identità va protetta a livello socio-culturale, ma, attenzione; anche legislativo. Il semplice atto di esprimere l’opinione opposta, come la polizia di Oxford ci sta dicendo, va punito.

Di conseguenza, i cartelli, adesivi e slogan femministi che in questi giorni stanno circolando underground nei dintorni di Oxford con scritto sopra frasi come: “Le Donne Non Hanno Peni”, vanno banditi. Gli artefici vanno trovati, zittiti, censurati (multati? imprigionati?); mai più vogliamo concedere la libertà di parola a coloro che non condividono la prospettiva progressista. I “criminali” responsabili di diffondere odio vanno come minimo multati, e se necessario arrestati. Perché nell’utopia ultra-progressista non c’è spazio per intolleranza o forme di odio anti-inclusive (ovviamente, l’intollerante è colui che non condivide l’opinione progressista—e il progressista, essendo la nuova definizione di tolleranza stessa, è di conseguenza giustificato nel perseguitarlo/a; giusto nel caso fosse necessario ricordarlo).

Grazie quindi Oxford University, per aver deciso di agire contro questa forma di, appunto, “intolleranza” primitiva. Perché è grazie a gente come voi, e a dipartimenti come quello delle vostre forze dell’ordine che adesso, noi cittadini/spettatori, abbiamo la certezza assoluta di vivere in un mondo governato da pagliacci. Un mondo dove i sentimenti dominano sui dati di fatto, e dove lo Stato deve intervenire per assicurarsi che anche il più fragile dei più fragili si senta “incluso”, a prescindere da quanto illusa sia la persona, e soprattutto, a prescindere dal costo alle libertà basiche che ciò comporta; libertà, come quelle di appendere un foglio di carta per i vicoli del proprio quartiere o sul retro della propria macchina. Congratulazioni Thames Valley Police, sono sicuro che i cittadini e i famigerati studenti “snowflake” di Oxford possono finalmente sentirsi al sicuro sapendo che i “transfobi” sono sotto il controllo delle forze dell’ordine. Grazie, generazione di fiocchetti di neve.

Oh, e mi raccomando, come sempre; mentre date la caccia ai “terroristi moderni”,  se vi capita di beccare qualche cittadino commettere ulteriori “hate crimes”, come per esempio quello di criticare i paesi islamici per atti banali come il lapidare delle donne o l’imprigionamento degli omosessuali, siete pregati di continuare ad intervenire allo stesso modo. D’altronde, l’islamofobia, così come la transfobia, è un’altra forma di intolleranza e di violenza emotiva inaccettabile. E se anche non lo fosse, ricordatevi sempre che il progressismo ci insegna che non sta a noi giudicare le culture altrui—ma sta si a noi assicurarci che le opinioni che fino a ieri venivano insegnate a corsi di biologia elementari, vengano punite dalla legge.

Detto questo, prima di lasciare il lettore a contemplare gli eventi descritti in questo articolo, è necessario, menzionare un’ultima cosa; se avete notato irritazione e un’occasionale nota sarcastica nel mio tono di voce, è perché sinceramente, non ho potuto trattenerla. Ma sappiate che, fatta eccezione di quest’ultimi, non c’è satira ne un minimo di iperbole presente in una singola frase scritta in questo articolo. Il tutto, per quanto assurdo e distopico possa sembrare, sta realmente succedendo per le strade di Oxford. E se ciò può accadere nel paese che ha consegnato al mondo campioni della libertà come Mill, Paine, Milton e Orwell, è soltanto una questione di tempo prima che il resto del mondo occidentale, debba affrontare la stessa sorte.

 Mark Granza


 

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