Cosa la polizia di Oxford ci dice sul transgenderismo

L’ala progressista della città universitaria di Oxford sta coinvolgendo la polizia locale nel tentativo d’identificare gli artefici di alcuni adesivi avvistati in centro e descritti come ‘transfobi’. Stando alle forze dell’ordine, la gravità degli stessi ammonta a tal punto da qualificarsi come ‘hate speech’.

Il 13 Ottobre, la Thames Valley Police ha emesso il seguente comunicato:

  • Facciamo appello per testimoni a seguito di numerosi reati pubblici. Gli ufficiali stanno indagando su un gran numero di adesivi offensivi che sono stati posizionati nel centro di Oxford e che contengono commenti transfobici.

L’agente investigativo PC (politicamente corretto) Rebecca Nightingale, ha dichiarato: “Un comportamento del genere non è accettabile, e prendiamo molto sul serio incidenti di questo tipo. Faccio appello a chiunque sia testimone di questi adesivi collocati in città, o a chiunque disponga d’informazioni che possano aiutare la nostra indagine…” Quando un gruppo di giornalisti ha chiesto alle forze dell’ordine di specificare il contenuto degli adesivi, un addetto stampa ha risposto che “il contenuto non è adatto per la condivisione”.

La domanda sorge spontanea: che forma d’odio può essere talmente grave da non poter essere ‘adatta per la condivisione? In una società con anche solo uno straccio di sanità rimasto, l’unica spiegazione alla reazione delle autorità può solo che prendere forme macabre. Simboli arcobaleno ricoperti di sangue… Minacce di morte sullo sfondo delle bandiere LGBT… Foto di manichini appesi per il collo… E chi più ne ha d’immaginazione, più ne metta. That’s it, then? No. Sappiamo fin troppo bene che la sanità non è ormai da tempo la caratteristica primaria per descrivere il mondo moderno. Per le strade della città, infatti, non circolano minacce di morte, o bandiere arcobaleno in fiamme, ma adesivi con scritto sopra: “gli uomini non sono donne”, “man aren’t women”. Bumper stickers circolanti underground leggono cose come “donna = femmina adulta umana”. 

Surprised? Don’t be. La città dopotutto si è già guadagnata una reputazione per godere nell’alimentare l’assurdità del post-modernismo. Tutto ciò, infatti, non accade molto dopo che l’università ha visto gli studenti protagonisti di un’altra delle numerose follie del politically correct. Circa un mese fa, Oxford ha fieramente comunicato che un risultato di un voto ha visto le ‘jazz hands’ trionfare sul diritto di applaudire con le mani all’interno del perimetro. Nel caso non sia stato abbastanza chiaro, permettetemi di distillare l’accaduto nella sua forma più esplicita. Non puoi più battere le mani all’Università di Oxford senza commettere una infrazione. Per timore d’innescare la sensibilità di coloro che soffrono di ‘sovraccarico sensoriale’ o ‘ansia generale’, gli studenti hanno votato per il divieto di battere le mani in favore delle jazz handsuna forma silenziosa di applaudire che consiste nel (guardare per credere) agitare le mani in aria come, scusate il linguaggio, degli idioti

Ma a differenza degli adesivi ‘transfobi’, la follia che ha portato gli studenti a ridicolizzare l’eredità maestosa dell’università non vide allora le autorità coinvolte nell’imporre la nuova regolazione (fortunatamente… Potete immaginarvi come?). È in questo caso invece, quello che ha visto la polizia fare il lavoro sporco dei progressisti, che a differenza delle jazz hands ciò che possiamo osservare comincia a spingersi oltre la ridicolezza, e inizia a navigare acque inquietanti. La natura negazionista degli adesivi nei confronti del transgenderismo ha fatto sì che i progressisti arrivassero addirittura a incoraggiare i passanti a riportarli a nientedimeno che le autorità. E le autorità hanno risposto prendendo provvedimenti. 

D’altronde, tra circoli SJW credere all’idea che l’essere donna (o l’essere uomini se è per quello) godono di un’essenza biologica è ormai l’equivalente di spargere vera e propria violenza. Siamo ormai da tempo in un mondo dove, per esempio, l’essenza vera e propria della donna non è più un qualcosa che soltanto coloro sottoposte all’intera esperienza consegnatoli da Madre Natura possono capire…—ma una libertà. L’essenza femminile o maschile sono state del tutto scollegate dalla realtà biologica, e sono ormai finite per ammontare a poco più che un capriccio. Una scelta priva di oggettività. Fede nella nozione che gli uomini e le donne siano qualcosa di palpabile al di là dell’aspetto socioculturale è oggi considerata pura intolleranza. Sei femminista e ti rifiuti di riconoscere la libertà di un uomo di trasformarsi in una donna, e di una donna di trasformarsi in uomo? You are a TERF. ‘Trans-exclusionary-radical-feminist’. 

Judith Butler, post-strutturalista e progenitrice della gender-queer theory moderna, è da tempo al timone del movimento. L’idea che il sesso è in qualche modo collegato al gender, va a suo parere del tutto abbandonata. Il gender è semplicemente ridotto a “una ripetizione performativa di atti associati con maschio o femmina”; nient’altro che un costrutto sociale. In un sito la lista di generi tocca quota cinquantotto… In altri supera addirittura il centinaio. Ma Butler non è una scienziata, così come non è scienza tutto ciò che si può trovare online. Eppure, fourth-wave feminism, intersectionality, e l’ideologia arcobaleno ci insegnano tutte che se un uomo si sveglia e cambia idea, la sua scelta diventa a tutti gli effetti oggettiva, e ciò va rispettato a tutti i costi. Non vai d’accordo? Sei bigotto. Pensate di poter essere in grado di dire altrimenti? Think-again, mate. Non secondo i progressisti. E ora, neanche secondo la polizia di Oxford.

Perché nella visione utopistica ultra-progressivista non c’è spazio per il dibattito. Il dogma dell’inclusività non va messo in discussione. Chi non aderisce non ha solo torto, ma rappresenta un ‘pericolo per la communità’. L’opinione opposta a quella della sinistra politicamente corretta, anche solo in forma di sticker appeso al retro di un pub che legge “le donne non hanno peni”, è l’equivalente di commettere ‘violenza’, di ‘spargere odio’. Parole come ‘violenza’ e ‘tolleranza’ però, sono state del tutto separate dalla loro genesi… Derubate e spogliate dal loro significato originale. Il dirottamento delle parole è uno dei trucchi più antichi da parte della sinistra. L‘intollerante, ad esempio, una volta ‘colui che non tollera l’opinione altrui, si è trasformato in: ‘colui che non condivide l’opinione progressista‘. E il progressista naturalmente—da nuova definizione di tolleranza stessa—è per la gioia della sinistra ora giustificato nel perseguitare chiunque non beva dal suo stesso calice. La lingua è stata manipolata a proprio favore. 

In conclusione, ciò che se non altro possiamo imparare è che nello stesso istante che il comunicato della Thames Valley Police ha rimbalzato per le camere ideologiche dei vari Social, l’imbarazzo di ogni membro delle forze dell’ordine è stato superato dalla tristezza della conferma di vivere in un mondo di pagliacci. Oxford, oggi, non ha da offrirci una dimostrazione di maturità collettiva che ci si aspetterebbe da una città con la sua reputazione; ma ci ricorda che il politicamente corretto si è ufficialmente infiltrato in ogni aspetto delle nostre vite. L’assurdità dell’accaduto serve se non’altro a confermare che il movimento transgender è diventato, officially, Orwellian. La polizia del pensiero, the thought police, ha colpito ancora.

Grazie a dipartimenti come quello della TVP, la libertà per come la conosciamo appartiene di fatto al passato. Quella di appendere un foglio per i vicoli del proprio quartiere, di appiccarlo sulla targa della macchina, di mostrarlo ai tuoi amici o darlo in pasto al web è ora un crimine. Wrong-think mate! E se ciò è reso possibile nel paese che ha consegnato al mondo campioni della libertà come Orwell, Mill, Paine, e Milton… Quanto, prima che il resto dell’occidentale affronti la stessa sorte? Forse non ci rimane che aspettare il giorno in cui anche l’ultima delle libertà di espressione verrà sottratta. Onestamente, parte di me non vede l’ora, sapendo che quel giorno sarà se non altro accompagnato dal più chiassoso degli applausi.

di: Mark Granza

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