La Linea tra il Bene e il Male, Solženicyn

Estratto da: Arcipelago Gulag
Traduzione a cura di: Mark Granza

“Fu sulla mia schiena curva, che per poco non fu spezzata, che portai fuori dagli anni di prigione l’esperienza essenziale di come l’uomo diventa malvagio e come diventa buono. Nell’intossicazione dei miei successi giovanili mi ero sentito infallibile; ero quindi, crudele. In preda al potere, ero un assassino, un oppressore. Anche nei miei momenti più malvagi ero convinto di fare del bene, armato di argomenti plausibili, sistematici… Ed è stato solo quando mi sono sdraiato sulla paglia della prigione, un luogo in decomposizione, che ho percepito dentro di me i primi stimoli del bene. A poco a poco mi si rivelò che la linea che separa il bene e il male passa non fra gli stati; non fra le classi; non fra i partiti; ma attraverso il cuore di ciascun umano—e attraverso tutti i cuori umani. Questa linea oscilla. Dentro di noi, oscilla col passare degli anni. E anche all’interno di cuori ormai sopraffatti dal male, viene mantenuto un piccolo mezzo per il bene. E persino all’interno del migliore dei cuori, rimane…—un piccolo, intoccabile, angolo malvagio.”

Aleksandr Isaevič Solženicyn. L’uomo che che mise in ginocchio l’Unione Sovietica.


Cover photo, courtesy of: Lex Villena


 

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