La Linea tra il Bene e il Male, Solzhenitsyn

Estratto da: Arcipelago Gulag
Volume II, Pag. 615-617
Traduzione a cura di: Mark Granza

“Fu sulla mia schiena curva che per poco non fu spezzata, che portai fuori dagli anni di prigione l’esperienza essenziale di come l’uomo diventa malvagio e come diventa buono. Nell’intossicazione dei miei successi giovanili mi ero sentito infallibile, ero quindi crudele. In preda al potere ero un assassino, un oppressore. Anche nei miei momenti più malvagi ero convinto di fare del bene, armato di argomenti plausibili, sistematici. Ed è stato solo quando mi sono sdraiato sulla paglia della prigione, un luogo in decomposizione, che ho percepito dentro di me i primi stimoli del bene. A poco a poco mi si rivelò che la linea che separa il bene e il male passa non fra gli stati; non fra le classi; non fra i partiti; ma attraverso il cuore di ciascun umano—e attraverso tutti i cuori umani. Questa linea oscilla, dentro di noi, oscilla col passare degli anni. E anche all’interno di cuori ormai sopraffatti dal male viene mantenuto un piccolo mezzo per il bene. E persino all’interno del migliore dei cuori, rimane un piccolo, intoccabile, angolo malvagio.”

Aleksandr Isaevič Solzhenitsyn, l’uomo che che mise in ginocchio l’Unione Sovietica.

Cover photo, courtesy of: Lex Villena


“THE LINE” by 1791 :

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