Riflettendo sul Libertarianismo

L’altro giorno mi sono ritrovato a guardare per la seconda volta l’intervista di Tucker Carlson, anchorman di Fox News, con Ben Shapiro, leader del movimento conservatore americano. Tucker si distingue dalla destra mainstream rifiutandosi di obbedire all’attaccamento quasi-dogmatico dei conservatori nei confronti del capitalismo. Ad esempio, il vuoto che il progresso tecnologico porterebbe nelle case americane, o gli effetti del vulture capitalism, secondo Tucker dovrebbe essere in cima alla lista delle preoccupazioni dei Repubblicani. A differenza però di un socialista old-school la sua critica non va oltre uno scetticismo generale nei confronti dell’intrinseca libertà che concede ai più opportunisti di prendersi vantaggio del sistema.

Una delle sue preoccupazioni principali, così come quella del candidato democratico alla presidenza 2020 Andrew Yang, sembra sorgere da un riconoscimento che qualcosa sta cambiando troppo velocemente. L’incombenza dell’innovazione nell’industria automobilistica, che grazie all’inserimento delle autovetture autonome potrebbe far perdere il lavoro a milioni di americani, è soltanto il più classico degli esempi. Driving è la professione più praticata in America. E se il dipartimento del trasporto dovesse approvare—come probabile—le driverless cars, sette milioni di cittadini cadrebbero di punto in bianco nella categoria di ‘non più commercialmente indispensabili’. Just like that.

Ma è la sua preoccupazione con il tessuto socioculturale ciò che forse distingue Tucker Carlson ancor di più da, non solo socialdemocratici come Yang, ma anche neo-conservatori come Ben Shapiro. Il più esplicito dei suoi obiettivi infatti non è mai stato quello della crescita economica, ma quello della conservazione della famiglia, e di un senso generale di appartenenza alla comunità. “Certo, come no. Lascia la tomba dei tuoi genitori e la città dove sei cresciuto, e diventa un ingranaggio in qualche compartimento stagno”, fu la risposta di Tucker quando Ben gli chiese: perché semplicemente non trasferirti dove c’è lavoro? È precisamente quella, l’agenda (o per lo meno mentalità) globalista-liberale ignorata da libertariani come Shapiro, spesso soggetto di critica da parte di Tucker.

La prima volta che ebbi l’opportunità di ascoltare l’intervista però, mi schierai inevitabilmente dalla parte di Shapiro. Dare ancor più potere allo Stato di controllare l’economia? No grazie. In preda alla falsa dicotomia che domina il dibattito economico tra destra e sinistra negli Stati Uniti, che spesso vede un’approccio Randiano (dalla filosofia di Ayn Rand) come unica opposizione al collettivismo egalitario del comunismo, fui quasi costretto dalla mia stessa opinione a bassa risoluzione a prendere immediatamente le difese del capitalismo.

Ma la mia opinione sul neoliberalismo in generale è cambiata. Si è evoluta col passare degli ultimi mesi. Dubbi sull’affidabilità di un’analisi della crescita da un punto di vista materialistico sono aumentati. Human GDP per capita come index per il benessere umano? Thanks again, but no thanks. La felicità non può essere misurata con il PIL per capite. Il sistema economico capitalista ha reso sì ogni essere umano sul pianeta materialmente più abbondante che mai, ma non bisogna dimenticarsi che la crescita economica non è mai stata, ne potrà mai essere, l’unico fattore per determinare la stabilità e la crescita di una società.

ll difetto più grande della veduta di libertariani come Shapiro, ma anche di progressisti liberali come Steven Pinker, sta nel loro fare affidamento su statistiche numeriche di economic-growth, e nella loro riluttanza nel considerare gli effetti dannosi che l’eccesso di libertà economiche può avere sul tessuto sociale. Innovare va bene, ma se l’innovazione rischia di causare più danni che benefici? Cliché illuministi come questo è senza alcun dubbio il periodo migliore per essere vivi sono troppo superficiali. Ridurre la propria filosofia a cheap-points e a analisi low-resolution come quelle messe in display da Jordan B. Peterson nel dibattito con Zizek lo scorso aprile, non raggiungono neanche lontanamente la complessità necessaria per gestire gli effetti moderni del neoliberalismo. Lui su tutti, Peterson, dovrebbe riconoscere che un’analisi materialistica del benessere umano ha i suoi limiti.

Se vogliamo evitare che le nostre società degenerino in uno scenario ‘Brave New World‘, o che soccombano allo stesso nichilismo che ha già prodotto tante, troppe atrocità attraverso il XX secolo, meglio trovare il giusto bilancio al più presto possibile. Non tutto si può risolvere attraverso la politica, vero, ma tanto può essere perso se quest’ultima dovesse perdere d’occhio il vero problema. Rimanere grati nei confronti dei tanti vantaggi che i free-markets ci ha permesso di ottenere nel corso dei decenni è un obbligo, ma non dimenticarsi che cifre numeriche su un grafico non bastano per misurare il benessere umano e delle società in cui viviamo, è un dovere. Ma notando come la maggior parte dei conservatori negli US spesso trattano i principi del capitalismo come i comandamenti catechesi, non mi sorprende come tanti sulla destra americana si stiano rivolgendo, di questi strani tempi, a personaggi come Yang.

Al giorno d’oggi il neo-conservatorismo americano è cieco quando si tratta dei free-markets, o della globalizzazione. Bloccato a difendere i free-markets contro i comunisti, come se fossimo ancora nel 1970, neo-con come Ben Shapiro non sembrano notare che le radici del declino di fenomeni come lo spiritualismo, o d’istituzioni come il matrimonio, o del senso generale di appartenere ad una comunità, non sono poi così distaccate dal capitalismo. La crisi di significato nell’Ovest e l’aumento del nichilismo tra le nuove generazioni non saranno necessariamente legate all’economia di per sé, ma non sono di certo separabili dal tipo di lente materialista neoliberale. Ciò che rimane da essere determinato, è soltanto il grado in cui il tutto svolge un ruolo a scalpito del tessuto socioculturale. Nel frattempo che ciò accade, meglio tenersi in mente che il capitalismo è meglio di qualsiasi alternativa che conosciamo; ma che allo stesso tempo ciò non significa che va trattato come una religione… O come disse Tucker a Ben: “non c’è nessun credo niceno che mi devo bere”.

di: Mark Granza


Nota: questo post del blog è stato successivamente trasformato in un saggio-breve, pubblicato in inglese su Areo Magazine il 22 gennaio 2020. Per leggerlo in italiano, clicca qui. Per legger l’originale su Areo invece, clicca qui.


Scroll to top