Comprendendo l’Anti-Capitalismo Conservatore

Questo saggio-breve è stato pubblicato in inglese su Areo Magazine il 22 gennaio 2020. Per leggerlo, clicca qui

C’è un inaspettato sentimento anti-capitalista che sta crescendo tra circoli conservatori americani. Il rapporto tra capitalismo e conservatorismo non è poi così armonioso come molti suppongono. Il supporto conservatore della visione economica libertariana è, in fin dei conti, principalmente una conseguenza di ciò che a molti negli States—nell’era del dopoguerra—sembrò l’unica valida alternativa al modello fallimentare dell’Unione Sovietica, e un prerequisito per contrastare la percepita minaccia del socialismo. Nella seconda parte del XX secolo la dicotomia del ‘big-government vs. small-government’ entrò a far parte della coscienza pubblica, e l’entusiasmo per il small government divenne uno dei presupposti pilastri ideologici conservatori.

Ma il matrimonio tra conservatori e libertariani—conosciuto come fusionism—non è inevitabile. Ad esempio, mentre i libertariani credono che la libertà è raggiungibile attraverso il libero scambio di beni e prodotti, nel senso tradizionale cristiano d’altra parte, è meglio intesa come potere sui desideri stessi. Qualcosa che è possibile ottenere soltanto disciplinandosi. La natura libertariana dei free-markets quindi, dove il valore è semplicemente una funzione della domanda e dell’offerta, è direttamente ostile nel confronto di principi come l’autocontrollo, una delle tradizioni morali più amate dal conservatorismo. Data l’insaziabile capacità geniale del capitalismo di trasformare i desideri umani in prodotti, e la sua propensione a commercializzare tutto, scommettere sui liberi-mercati come alleati per conservare valori tradizionali è giocare all’azzardo. Cose come l’astinenza e la rinuncia generale al piacere, sono rese ancor più difficili dall’aspetto consumerista del capitalismo. In altre parole, l’economia libertariana—dal punto di vista conservatore—rende le persone meno libere, consentendo la soddisfazione dei loro desideri di essere più facilmente accessibile.

Persino Karl Marx aveva una sincera simpatia nei confronti della capacità transformativa del capitalismo. George Will, in una colonna risalente al 1980, scrive: “Marx ha azzeccato una cosa: il capitalismo indebolisce le strutture e i valori sociali tradizionali; è un motore implacabile di cambiamento, un rivoluzionario accenditore di appetiti—allargatore di aspettative, diminutore della pazienza.” Per avere un assaggio moderno basta semplicemente osservare il supporto entusiasta che molte cause progressiste godono attualmente nella maggior parte del mondo aziendale americano (e non solo), fenomeno diventato noto come l’ascesa del Woke Capitalism. Will continua: “La piattaforma repubblicana sottolinea due temi… Uno è il conservatorismo culturale, l’altro è il dinamismo capitalista. Il secondo dissolve il primo. I repubblicani non vedono alcun legame tra i fenomeni culturali che deplorano e la cultura capitalista che promettono d’intensificare”. Il GOP è ancora lontano da un approccio economico laissez-faire, ma tuttora incline a confondere qualsiasi critica del capitalismo per un complotto di sinistra. Ma se non fosse per la propensione del capitalismo a conservare una certa struttura socio-gerarchica, osservando i suoi effetti culturali contemporanei, si potrebbe tranquillamente pensare che fosse stato progettato esattamente come antidoto al conservatorismo stesso.

Un osservazione simile è stata sollevata dal filosofo sloveno Slavoj Zizek durante il dibattito nell’aprile 2019 con Jordan Peterson sul Marxismo vs Capitalismo. Zizek sostiene: “Ciò che l’ossessione da parte della destra nel condannare il marxismo culturale esprime è il rifiuto di affrontare il fatto che il fenomeno che criticano come trama marxista—degrado morale, promiscuità sessuale, edonismo consumerista—sono risultati della dinamica immanente delle società capitaliste”. Il dibattito ha fatto luce sulle problematiche aspettative odierne relative a ogni discussione riguardante il capitalismo, “ci si aspetta che uno sia o un avatar dell’ordine liberale occidentale o un difensore dell’Unione Sovietica, come se fosse ancora l’anno 1972” come dice O’Brien, e evidenziato il regresso occasionale da parte dei conservatori in una difesa quasi-dogmatica dei free-markets. Peterson, un uomo che non ha mai tentato di nascondere il suo sostegno per valori tradizionali così come il suo disprezzo per l’ideologia marxista, nei suoi tentativi di combattere idee pericolose come l’abolizione della proprietà privata e la nozione che il governo dovrebbe sequestrare i mezzi di produzione, riduce spesso la sua analisi al più basso livello di risoluzione possibile, adottando il tipo di binary-view dell’economia tipica di organizzazioni come TPUSA. Ma affermare che il modo migliore per proseguire è adottare una politica orientata verso il libero-mercato per via delle carenze del Manifesto del Parito Comunista è semplicistica, e fallisce nel prendere in considerazione le preoccupazioni moderne nei confronti del capitalismo.

Uno dei pochi social-conservatori che è ha discusso il problema apertamente è il conduttore televisivo di Fox News Tucker Carlson. Nel gennaio dello scorso anno, durante uno dei primi di una serie di segmenti anti-capitalisti, ha pronunciato le seguenti parole: “I leader repubblicani dovranno riconoscere che il capitalismo non è una religione… Non esistiamo per servire i mercati. Non vale la pena avere qualsiasi sistema economico che indebolisca e distrugga le famiglie. Un sistema del genere è nemico di una società sana.” Sebbene un libertariano come Ben Shapiro obietterebbe giustamente che il grado di relazione tra gli effetti sul tessuto socio-culturale e l’attuale sistema economico è distante dall’essere chiaramente definito come Tucker sostiene, sta ciò nonostante diventando sempre più difficile credere che fenomeni come il declino della religione, i fallimenti d’istituzioni come il matrimonio, e crisi come l’epidemia di suicidi e la dipendenza da oppioide, sono completamente estranei al capitalismo. “Stiamo vivendo il momento più sano, ricco, istruito, e abbondante della storia” inizia il primo articolo del 2020 pubblicato da Quillette. Intitolato Motivi per essere ottimisti, l’articolo assomiglia molto al monologo d’apertura di Jordan Peterson nel dibattito sul Marxismo vs. Capitalismo. Anche se è vero che l’introduzione del capitalismo ha reso ogni essere umano sul pianeta più ricco che mai nella storia, ridurre il benessere al suo PIL pro capite, come l’autore successivamente fa, non è molto diverso da dire che l’unica cosa di cui si necessita è un lavoro, un bell’appartamento, e una macchina. Qualcuno come Peterson, che ha trascorso gran parte della sua carriera mettendo in guardia le persone dai pericoli del materialismo-razionale, dovrebbe saperlo bene.

Ben Shapiro, così come molti altri esperti conservatori, hanno ragione a obiettare quando a populisti come Tucker Carlson mancano prove concrete per le loro affermazioni, ma torto a respingere qualsiasi critica del capitalismo come parte dell’agenda marxista o tentativo d’instillare il comunismo. Conservatori-sociali come Carlson non si oppongono ai principi fondamentali del libero-mercato, come il diritto dell’individuo alla proprietà privata, ma alla sua propensione intrinseca che consente agli individui più opportunisti di trarre vantaggio dagli eccessi della libertà una volta elevata al valore primario (vedi la sua critica al ‘vulture-capitalist’ Paul Singer). Alcuni membri dell’establishment repubblicano sembrano ciechi ai possibili effetti che l’economia libertariana potrebbe avere sulla popolazione. È per questo motivo che molti conservatori si rivolgono di questi tempi a candidati come Andrew Yang, la cui campagna è fondata a “risolvere i problemi che hanno eletto Donald Trump in primo luogo”. Distinguendosi dal resto del Partito Democratico e dalla sinistra moderna—troppo impegnata a giocare alla politica-delle-identità—la principale preoccupazione di Yang, come quella di Carlson, è proprio quella degli eccessi delle libertà di mercato. Con la sua famigerata proposta di ‘Universal Basic Income’—un’alternativa al Welfare State (simile, ma diversa dal reddito di cittadinanza)—la promessa di Yang di affrontare la minaccia di perdita massiccia di posti di lavoro tra la classe operaia americana risulta attraente a molti conservatori, che non esiterebbero a prevenire l’innovazione se ciò significherebbe poter conservare la stabilità di milioni di famiglie. Quando gli è stato chiesto da Shapiro se sarebbe disposto a vietare l’introduzione delle auto autonome nel settore, Tucker non avrebbe potuto rispondere con più entusiasmo: “In a second.”

Sono i potenziali pericoli dell’automazione, come quelli delle driverless cars, forse uno dei motivi principali dell’attuale divisione all’interno del movimento conservatore. Dinnanzi all’esponenziale progresso tecnologico inaudito che il paese (e l’Occidente) sta vivendo, molti conservatori come Tucker stanno iniziando a chiedersi: cosa c’è di conservatore nel rischiare di lasciare senza lavoro milioni di cittadini al solo scopo di consentire a un’azienda di trovare un modo più economico di viaggiare? Guardando la natura trasformativa del capitalismo e al suo nauseante supporto di intersezionalismo progressista, piuttosto che uno strumento per la crescita economica, molti sulla destra vedono una forza per la distruzione. La dicotomia del ‘big-government vs. small-government’ sta diventando una nozione antiquata. Dopotutto, il solo scopo di limitare l’interferenza del governo in primo luogo era quello di evitare che un gruppo di persone avessero troppa influenza sulla nazione. Perciò, come si può lasciare un gruppo d’imprenditori tech liberi d’influenzare le elezioni come desiderano—utilizzando la loro proprietà privata—nel nome di ‘small-goverment’? A social-conservatori, la libertà di Sillicon Valley sembra un fardello inutile. Freedom è senza alcun dubbio un principio nobile: ma se le conseguenze di difenderlo ferisce le persone che era creato per proteggere?

Tracciare la linea tra libertà e tirannia è complicato. Il grado in cui il governo dovrebbe essere libero d’interferire nell’economia richiede un’attenta considerazione. Tuttavia, rappresentare ogni tentativo d’indebolire il libero-mercato come un attacco alla vera e propria libertà umana è l’equivalente di creare una falsa dicotomia. Zizek lo spiega qui:

  • “Nella nostra vita quotidiana, facciamo finta di desiderare cose che non desideriamo veramente, affinché alla fine la cosa peggiore che può succedere è che otteniamo ciò che desideriamo ufficialmente… La libertà e dignità della vita umana non consiste solo nella ricerca della felicità, a prescindere da quanto la spiritualizziamo, o nello sforzo di attualizzare i nostri potenziali. Dobbiamo trovare una causa significativa che va oltre la semplice lotta per una piacevole sopravvivenza. Tuttavia… Dato che viviamo in un’era moderna, non possiamo semplicemente fare riferimento a un’autorità indiscutibile per conferirci una missione o un compito. La modernità significa che sì, dovremmo portare il fardello, ma il fardello principale è la libertà stessa.”

La conversazione tra libertariani, neoliberali e social-conservatori sembra ruotare attorno al significato stesso della parola libertà. Se individui come Ben Shapiro e gli altri esperti neoliberali vogliono convincere il resto dei conservatori che la soluzione giusta da adottare risiede nel capitalismo, farebbero bene ad abbandonare slogan semplicistici come il capitalismo è il più grande sistema economico mai inventato, e a iniziare ad affrontare alcuni degli effetti contemporanei e implicazioni filosofiche—piuttosto che semplicemente rivendicare la propria superiorità morale per aver smascherato la sua alternativa più antica e disfunzionale. Altrimenti, rimarremo con una destra sempre più atomizzata, libera di continuare a litigare su cosa significa essere liberi.

di: Mark Granza


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