Comprendendo l’Anti-Capitalismo Conservatore

C’è un inaspettato sentimento anti-capitalista che sta crescendo tra circoli conservatori americani. La disputa principale sembra essere che il rapporto tra capitalismo e conservatorismo non sia così armonioso come molti sulla destra suppongono che sia. Sebbene pensare alla destra conservatrice come una valida opposizione al libero-mercato possa sembrare inizialmente contraddittorio (specialmente se si considera lo stato delle moderne narrative politiche dell’Ovest), essere totalmente cinici nei confronti dell’idea non sarebbe soltanto ingiusto, ma anche un errore storico—così come filosofico. Il supporto conservatore della visione economica libertariana, e l’atteggiamento difensivo nei confronti dei free-markets è stato, in fin dei conti, principalmente una conseguenza di ciò che sembrava a molti negli States – nell’era del dopoguerra – l’unica valida alternativa al modello fallimentare dell’Unione Sovietica—e un prerequisito per contrastare la percepita minaccia del socialismo. Fu in effetti la seconda parte del 20° secolo che vide la dicotomia del ‘big-government vs small-government’ entrare nella coscienza pubblica, e finire per dominare nei decenni successivi la maggior-parte della retorica circondante il dibattito politico ed economico (con il rifiuto dei conservatori di lasciare che il governo interferisca come uno dei presupposti pilastri ideologici).

Ma il matrimonio tra conservatori e libertariani non è così coerente come può inizialmente sembrare. Possiamo vedere come una contraddizione potrebbe manifestarsi a livello filosofico, ad esempio, non appena consideriamo la nozione di ‘libertà’ stessa. Mentre i libertariani vedono la libertà raggiungibile attraverso la completa indennità dello scambio di beni e prodotti, nel senso tradizionale cristiano, d’altra parte, è meglio intesa come potere (o controllo) sui desideri stessi. Secondo gli insegnamenti conservatori, è necessaria constante e rigorosa pratica per ottenerla—non soltanto la mancanza di interferenze da parte del governo. La natura libertariana dei free-markets quindi (dove il ‘valore’ è semplicemente una funzione della domanda e dell’offerta), è direttamente ostile a principi come l’autocontrollo, una delle tradizioni morali più amate dal conservatorismo. Data l’insaziabile capacità geniale del capitalismo di trasformare i desideri umani in prodotti, e la sua propensione a commercializzare tutto ciò che tocca, a scommettere sui liberi-mercati come alleati amichevoli per conservare valori tradizionali, è giocare all’azzardo. Cose come l’astinenza e la rinuncia generale al piacere, sono rese ancor più difficili dall’aspetto consumerista del capitalismo. In altre parole, l’economia libertariana – dal punto di vista conservatore – rende le persone meno libere, consentendo la soddisfazione dei loro desideri di essere più facilmente accessibile.

È proprio a causa delle intrinseche inclinazioni del capitalismo a sfidare basico conservatorismo, che persino Karl Marx, spesso considerato uno dei principali antagonisti filosofici al pensiero conservatore, aveva una sincera simpatia nei confronti della capacità transformativa del capitalismo. George Will, in una colonna risalente al 1980, scrive: “Marx ha azzeccato una cosa: il capitalismo indebolisce le strutture e i valori sociali tradizionali; è un motore implacabile di cambiamento, un rivoluzionario accenditore di appetiti—allargatore di aspettative, diminutore della pazienza.” Per avere un assaggio moderno di tale fenomeno, basta semplicemente osservare il supporto entusiasta che molte cause progressiste godono attualmente nella maggior parte del mondo aziendale americano (e non solo), fenomeno che è diventato noto come l’ascesa del ‘Woke Capitalism’. Will [George] poi continua: “La piattaforma repubblicana sottolinea due temi … Uno è il conservatorismo culturale, l’altro è il dinamismo capitalista. Il secondo dissolve il primo. I repubblicani non vedono alcun legame tra i fenomeni culturali che deplorano e la cultura capitalista che promettono di intensificare”. Sebbene scritto nei primi anni 80, ciò potrebbe facilmente essere confuso per una moderna analisi del partito Repubblicano americano—sebbene ancora lontano da un approccio ‘laissez-faire’ nei confronti dell’economia, rimane tuttora incline a confondere qualsiasi critica del capitalismo per un complotto di sinistra. Ma la realtà è, che se non fosse per la propensione del capitalismo a conservare una certa struttura socio-gerarchica, osservando i suoi effetti culturali contemporanei, si potrebbe tranquillamente pensare che fosse stato progettato esattamente come un antidoto al conservatorismo stesso.

Un osservazione simile è stata sollevata dal filosofo sloveno Slavoj Zizek durante il dibattito nell’aprile 2019 con Jordan Peterson sul Marxismo vs Capitalismo. “Ciò che l’ossessione da parte della destra nel condannare il marxismo culturale esprime” cominciò Zizek: “è il rifiuto di affrontare il fatto che il fenomeno che criticano come trama marxista – degrado morale, promiscuità sessuale, edonismo consumerista – sono di fatto risultati della dinamica immanente delle società capitaliste”. Il dibattito, a parte nell’aver successo in quanto fece luce sulle problematiche aspettative odierne relative a qualsiasi discussione riguardante il capitalismo (in cui ci si aspetta che uno/a sia o un avatar dell’ordine liberale occidentale o un difensore dell’Unione Sovietica, come se fosse ancora l’anno 1972), [il dibattito] evidenziò soprattutto il regresso occasionale da parte dei conservatori in una difesa quasi-dogmatica dei free-markets. Peterson, un uomo che non ha mai tentato di nascondere il suo sostegno per valori tradizionali così come il suo disprezzo per l’ideologia marxista, nei suoi tentativi di combattere idee pericolose come l’abolizione comunista della proprietà privata, e il sequestro dei mezzi di produzione da parte del governo, ha spesso ridotto la sua analisi al più basso livello di risoluzione possibile, adottando una sorta di mentalità binaria quando si tratta di discutere di economia. Ma affermare che il modo migliore per proseguire è adottare una politica orientata verso il libero-mercato per via delle carenze del Manifesto del Parito Comunista, non rende giustizia all’intelletto del professore canadese—né tantomeno soddisfa le preoccupazioni moderne nei confronti del capitalismo.

Uno dei pochi social-conservatori che è riuscito a portare la discussione nel mainstream, è il conduttore televisivo di Fox News Tucker Carlson. Nel gennaio dello scorso anno, durante uno dei primi di una serie di segmenti anti-capitalisti, ha pronunciato le seguenti parole: “I leader repubblicani dovranno riconoscere che il capitalismo non è una religione… Non esistiamo per servire i mercati. Non vale la pena avere qualsiasi sistema economico che indebolisca e distrugga le famiglie. Un sistema del genere è nemico di una società sana.” Sebbene un libertariano come Ben Shapiro (considerato il leader del conservatorismo moderno in America) obietterebbe giustamente che il grado di relazione tra gli effetti sul tessuto socio-culturale e l’attuale sistema economico è distante dall’essere chiaramente definito come uno come Tucker lo fa sembrare, sta ciò nonostante diventando sempre più difficile credere che fenomeni come il declino della religione, i fallimenti di istituzioni come il matrimonio, e crisi come l’epidemia di suicidi e la dipendenza da oppioide, siano completamente distaccati dalla lente liberale stessa che consente al capitalismo di vantare il suo ‘status di vincitore’. “Stiamo vivendo il momento più sano, più ricco, più istruito e più abbondante della storia” inizia il primo articolo del 2020 pubblicato da Quillette. Il pezzo, intitolato ‘Motivi per Essere Ottimisti’, assomiglia di fatto molto ad un riassunto del monologo d’apertura di Jordan Peterson nel (sopracitato) dibattito sulla Felicità: Marxismo vs Capitalismo. Anche se dovrebbe essere sempre tenuto presente e riconosciuto che l’introduzione del capitalismo ha reso ogni essere umano sul pianeta più ricco che mai nella storia; ridurre il benessere del pianeta al suo PIL pro capite (come l’autore successivamente fa) è comunque insufficiente—non così diverso dal dire che l’unica cosa di cui uno o una ha bisogno nella propria vita, è un lavoro, un bell’appartamento, e una macchina. Qualcuno come Peterson, che ha trascorso gran parte della sua carriera mettendo in guardia le persone dai pericoli del materialismo-razionale, dovrebbe saperlo bene.

Ben Shapiro, così come molti altri conservatori ‘mainstream’, hanno ragione ad obiettare quando populisti come Tucker Carlson farneticano senza essere in grado di fornire prove concrete per le loro affermazioni, ma hanno torto a mettere da parte qualsiasi critica del capitalismo come parte dell’agenda marxista, o come tentativo di instillare il socialismo nel sistema. Conservatori-sociali come Carlson si oppongono al libero-mercato non per i suoi principi fondamentali, come il diritto dell’individuo alla proprietà privata (al contrario di un vero socialista), ma per la sua propensione intrinseca che consente agli individui più opportunisti di trarre vantaggio dagli eccessi della libertà—una volta elevata come valore primario (vedi la sua critica al ‘vulture-capitalist’ Paul Singer). L’occasionale endorsment negligente del libero-mercato’ di alcuni membri dell’establishment repubblicano rende spesso quest’ultimi ciechi nel tentativo di individuare (o talvolta anche semplicemente considerare) gli effetti che il sistema libertariano potrebbe avere sulla popolazione. È per questo motivo che molti conservatori si rivolgono di questi tempi a candidati come Andrew Yang, la cui campagna è fondata, come dice lui stesso “a risolvere i problemi che hanno eletto Donald Trump in primo luogo”. Distinguendosi dal resto del Partito Democratico e dalla sinistra moderna – troppo impegnata a giocare alla politica-delle-identità (identity-politics) – la principale preoccupazione di Yang, proprio come quella di Carlson, è proprio quella degli eccessi delle libertà di mercato non regolamentate. Con la sua famosa (o famigerata) proposta di ‘Universal Basic Income’ – un’alternativa al Welfare State (diversa dal reddito di cittadinanza italiano) – la promessa di Yang di affrontare la minaccia di perdita massiccia di posti di lavoro tra la classe operaia americana (possibile grazie all’introduzione imminente delle autovetture autonome) risulta attraente a molti conservatori, che non esiterebbero a prevenire l’innovazione se ciò significherebbe poter conservare la stabilità di milioni di famiglie. Quando gli fu chiesto da Ben Shapiro se sarebbe disposto ad approcciare il Dipartimento dei trasporti degli Stati Uniti e proporre il divieto di introduzione delle auto autonome nel settore, la risposta positiva di Tucker non sarebbe potuto essere più entusiasta. “In a second.”

Sono i potenziali pericoli dell’automazione, come quelli in arrivo delle self-driving-cars, forse uno dei motivi principali dell’attuale divisione all’interno del movimento conservatore. A causa dell’esponenziale progresso tecnologico senza-precedenti che il paese (e l’Occidente in generale) sta vivendo, molti conservatori come Tucker stanno iniziando a chiedersi: cosa c’è di conservatore nel rischiare di lasciare senza lavoro milioni di cittadini al solo scopo di consentire ad un’azienda di trovare un modo più economico di viaggiare? Guardando la natura trasformativa del capitalismo e al suo nauseante supporto di intersezionalismo-progressista, piuttosto che uno strumento per la crescita economica, molti sulla destra vedono una forza per la distruzione—e per quanto riguarda la dicotomia del ‘big-government vs small-government’, una nozione antiquata. Dopotutto, il solo scopo di limitare l’interferenza del governo in primo luogo (small-government) era quello di evitare che un gruppo di persone avessero un giorno troppa influenza sulla nazione. Perciò, come si può lasciare un gruppo di imprenditori Tech liberi di influenzare le elezioni come desiderano – con la loro ‘proprietà privata’ – nel nome di ‘small-goverment’? Le sue ‘dimensioni’ (comunque si preveda di misurarle) potrebbero essere sì contenute lasciando[li] liberi di operare, vero; ma il suo scopo principale iniziale per mantenerlo ‘small’ è ciò nonostante violato. La libertà di Sillicon Valley, secondo i social-conservatori, è soltanto un’altro fardello inutile. La libertà è senza dubbio un principio che vale la pena sostenere, ma la domanda è: se le conseguenze della tua volontà di sostenere un principio, costano di più alle persone che il principio era destinato a difendere, piuttosto che al principio stesso facendo un’eccezione, vale ancora la pena chiamare la tua volontà: ‘integrità’?

Tracciare la corretta linea tra libertà e la tirannia è un affare complicato. Il grado in cui il governo dovrebbe essere libero di interferire nell’economia deve essere soggetto alla più scrupolosa delle discussioni. Fingere che la soluzione sia semplice sarebbe mentire. Tuttavia, guardare alla parola ‘libertà’ nel nome stesso del sistema capitalista (come nei ‘free-markets’), e supporre che ogni tentativo di ridurla sia un attacco alla libertà umana stessa, è di fatto l’equivalente di creare una falsa dicotomia. Zizek lo spiega qui, con le seguenti parole: “Nella nostra vita quotidiana, facciamo finta di desiderare cose che non desideriamo veramente, affinchè alla fine la cosa peggiore che può succedere è che otteniamo ciò che desideriamo ufficialmente… La libertà e dignità della vita umana non consiste solo nella ricerca della felicità, a prescindere da quanto la spiritualizziamo, o nello sforzo di attualizzare i nostri potenziali. Dobbiamo trovare una causa significativa che va oltre la semplice lotta per una piacevole sopravvivenza. Tuttavia… Dato che viviamo in un’era moderna, non possiamo semplicemente fare riferimento a un’autorità indiscutibile per conferirci una missione o un compito. La modernità significa che sì, dovremmo portare il fardello, ma il fardello principale è la libertà stessa.” Da qualsiasi angolo uno decidi di guardarla, la conversazione tra libertariani, neoliberali e social-conservatori sembra ruotare attorno al significato stesso della parola ‘libertà’; e se individui come Ben Shapiro e gli altri esperti neoliberali vogliono convincere il resto dei conservatori che la soluzione giusta da adottare risiede nella natura libera del capitalismo, farebbero meglio ad abbandonare slogan semplicistici come: “il capitalismo è il più grande sistema economico mai inventato”, e iniziare ad affrontare alcuni dei suoi effetti contemporanei e implicazioni filosofiche—piuttosto che semplicemente rivendicare la propria superiorità morale per aver smascherato la sua alternativa più antica e disfunzionale (quale il comunismo).  Altrimenti, tutto ciò con cui siamo destinati a rimanere, è una destra sempre più atomizzata, che gioca d’azzardo contro le probabilità—libera di continuare a litigare, sul vero significato di libertà.

di: Mark Granza


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