MEMENTO MORI | Marcus Aurelius

Estratto da: Meditazioni, Colloqui con sè stesso
Originalmente pubblicato nel 180
Traduzione a cura di: Mark Granza

“Presto sarai solo cenere, o scheletro. Niente più che un nome, o neppure un nome—e persino quello è soltanto un suono, un eco. Le cose che tanto vogliamo nella vita sono vane, marce, triviali. Cagnolini che si mordono. Bambini litigiosi—che un momento ridono e subito dopo piangono. Fiducia, rispetto, giustizia, verità—“sparite dalla terra e raggiungibili soltanto nell’Olimpo.” Che cosa ti trattiene ancora qui? Le cose sensibili sono mutevoli e instabili; i nostri sensi ottusi e facili da ingannare, in preda all’apparenza; l’anima stessa un’esalazione del sangue; la fama presso un mondo del genere mera vanità, priva di valore. —E allora? Attendi con serenità—estinzione o metamorfosi. —E fino ad allora—che fare? Onora e benedici gli dei, tratta gli esseri umani con dignità, sii tollerante con gli altri e severo con te stesso. Ricorda, che quel po’ di carne e sangue è tutto ciò che ti appartiene—e nient’altro è sotto il tuo controllo.”

Marcus Aurelius

‘Memento mori’, è una frase latina che significa ‘ricordati che dovrai morire’. La leggenda narra che, mentre un generale romano marciava trionfante per le strade di Roma, uno schiavo gli sussurrava nell’orecchio “ricordati che sei mortale”. L’idea era che, in quel momento trionfante e ricco di gloria, il generale necessitava di essere costantemente ricordato della propria mortalità, o in preda al proprio ego, rischiava di dimenticarsi di essere, dopotutto, soltanto un essere umano.

“Respice post te. Hominem te memento.”
Guarda dietro di te. E ricordati che sei soltanto un uomo.


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